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Le Interviste di Allinfo.it | Intervista con Moreno Delsignore

Reading Time: 13 minutes

Una intervista alla quale teniamo molto è quella con Moreno Delsignore, musicista, artista, vocal coch ma soprattutto la reincarnazione di quel colore nella voce che fu proprio del caro Freddie che oggi possiamo ritrovare solo nei dischi… oppure nei live di Moreno.

Moreno è un artista fatto di cuore, di anima, di dedizione, di esperienza. Un mix  che è una formula che abbiamo cercato di svelare decostruendola attraverso questa intervista. Speriamo solo di esserci riusciti. Sicuramente avrà  bisogno di essere riletta più volte e questo è un bene, perché sospendere il tempo durante la  lettura significa immergersi con più attenzione nelle immagini delle parole.

La tua bio mi colpisce fin dal suo titolo. Come si costruisce una “storia d’Artista” ? C’è un vademecum? Oppure è’ una semplice fotografia ? O…?

Nell’estate del 2017 presi coscienza di una strana sensazione riguardo la percezione del mio percorso artistico/professionale: avevo fatto scelte importanti, quali ad esempio nel 2015 chiudere una parentesi durata 22 anni con la hard rock band Scomunica, 3 album, centinaia di concerti, cambi di line-up, km, migliaia di lettere cui rispondere a mano (quando internet era poco più che un’ipotesi) e 3 generazioni di pubblico amico al seguito.
Oppure sempre nel 2015 chiudere collaborazioni professionali legate all’insegnamento che avevano visto cicli di 10 e più anni…

Ecco il punto era questo, tutto si chiudeva, come fa la terra nell’inverno per cullare il seme del nuovo che verrà, ed era fondamentale che questo processo di chiusura dei cicli avesse luogo…
Già, ma dopo?

Difficile capire dove stai andando, soprattutto se non rimetti in fila le esperienze, belle? Brutte? Tutte … che ti hanno portato fino a li …
Il suggerimento arrivò da una persona preziosa Elisa Roncoroni che mi propose di rivolgermi a qualcuno che mi potesse aiutare a tirare le fila di un viaggio lunghissimo ed estremamente denso, perché quando sei dentro al turbinio delle mille cose di una vita perdi la dimensione realistica di quello che hai fatto, che per te era semplicemente la quotidianità, erano le cose da fare …

Così, raccontando e scrivendo di quel percorso tra cronologia ed emozioni, mi resi conto che la definizione “Curriculum” sarebbe stata forse inadatta e la stessa voce che mi aveva dato il primo suggerimento mi ricordò (da ri-cordis = tornare al cuore) che ero un artista, con una storia, in parte scritta ed in parte tutta da scrivere …

Spesso la prima cosa a cui ci si abitua è il passato. Ti capita mai di “pescarci” dentro per riflettere? E se la risposta è affermativa …ci sono punti sui cui ti soffermi più di altri?

…Il problema è proprio “l’abituarsi” … ovvero perdere lo sguardo dell’emozione verso le cose, mi viene in mente quello che accade quando apri un famoso social network, ci hai fatto caso?
Ti chiede:
-qual è il tuo stato?
-cosa stai pensando?
-crea il tuo evento

E, qualche tempo fa (… rido) mi accorsi che la “realtà” probabilmente funziona così, in ragione del tuo “stato” generi “pensieri” che poi si materializzano nel campo degli “eventi” …

Quindi è importante lavorare sullo “stato” costantemente, affinché il pensiero “crei” partendo da un livello vibrazionale più “alto” (non sto parlando di “pensare positivo”), e come conseguenza poter assistere ad “eventi” decisamente migliori nella vita.

Il passato è, ad oggi, immutabile, ma quando riesco a guardare indietro senza più sentire voci di dolore, mi accorgo che ogni cosa è stata ciò che doveva essere.
Certo a me sembrava non fosse mai abbastanza, forse perché a volte hai bisogno di credere che qualcosa ti “risolverà”, perché hai mille ragioni per essere inquieto, perché…
Insomma, troppi perché.
Poi, il tempo che passa riesce a farti vedere tutto da una posizione diversa… il tuo sogno è sempre stato lì, con te…
Ciò che resta ora è una indomabile determinazione verso l’evoluzione personale, verso uno stato di consapevolezza che sia il più costante possibile, ed una profonda gratitudine:
Grazie ad ognuno di Voi, a quelli che ci furono per una breve stagione, a quelli che si spesero a lungo, a quelli che furono sostegno, a quelli che condivisero la gioia, l’energia, la forza, il cuore…
Già il cuore, che poi lo trovi soltanto nelle cose vere, quelle che il tempo non può cancellare.

La scintilla con i Queen che storia ha scritto? Cosa ti ha permesso di costruire nel tempo?

I Queen furono una delle mie principali influenze musicali dal punto di vista della scrittura melodica, di rara bellezza e comprovata immortalità, poi creatività, arrangiamenti, sound e quella capacità (talvolta spiazzante) di non ripetersi mai … cosa che col tempo ho compreso essere soltanto dei “veri” artisti, perché l’artista soffre “fisicamente” la persistenza di uno schema e deve necessariamente evolversi, occorre una profonda distinzione tra un “esecutore” anche quando eccelso ed un “artista”.

L’artista crea …perché da qualche parte deve mettere la sua inquietudine, le sue domande, la sua fatica nello stare dentro un mondo che, bisognoso ed avvezzo a schemi di controllo, lo legge come un “pericolo”.

L’artista è un “diverso” per elezione naturale, quante stranezze abbiamo visto, ascoltato e letto su Freddie e soci (ma anche su molti altri grandi), poi qualcuno ce la fa, trova una via verso un equilibrio possibile, a volte sostenuto da eccessi pericolosi, a volte attraverso la ricerca o la spiritualità … qualcun altro no …e venne il tempo in cui un artista come Freddie in quel lontano 1991 ci lasciò, troppo in fretta per poterci capire qualcosa rispetto ad una malattia che ci arrivava quasi per sentito dire … per me fu come perdere un caro amico, ci ero cresciuto, avevo provato mille e mille volte a cantare le sue canzoni (un tempo per me inarrivabili) era così lontano da me nel suo modo di essere … che mi era impossibile non amarlo forse proprio per questo, perché mi offriva la possibilità di evolvermi, perché mi spingeva oltre i limiti che credevo di avere …

L’interpretazione del repertorio Queen mi ha dato moltissimo, anche perché ho scelto ed amato soprattutto i brani melodici: Bohemian Rhapsody, Love of my life, Who wants to live forever ed altri, spesso rivisitati in chiave acustica all’interno di un momento centrale degli show rock, creando quindi un punto di massima attenzione.
L’orecchio di chi ascolta si fa più attento proprio quando “ti metti a nudo” , così senza il paracadute di una band, senza suoni potenti che in molti tratti di un live sono fondamentali ma “spostano” continuamente l’attenzione in termini di sollecitazioni, non ho disdegnato comunque anche interpretare pagine forti come: I want it all, Innuendo, Tie your mother down…

I QUEEN una volta scelti… sono per sempre?

Beh, diciamo che è fondamentale col tempo “staccarsi” dai propri idoli formativi, altrimenti una tua personalità non potrà mai emergere definitivamente, ma i Queen ( come i Pink Floyd, Led Zeppelin, Bowie, ecc.) stanno alla musica moderna come Bach o Mozart alla musica classica, pertanto se c’è un’occasione per scegliere una cover da interpretare l’istinto mi porta spesso li, anche e soprattutto per i contenuti emotivi ed il valore tecnico assoluto, sono cose che non puoi prendere alla leggera , ci devi “essere” e ci devi “essere TUTTO”.

Recentemente l’Esperienza intensa di RAPSODIA BOHEMIAN “una notte da Queen! ?

Da una splendida iniziativa di Ezio Guaitamacchi critico musicale, musicista, e conduttore di rock files rubrica musicale di https://www.lifegate.it/persone/programmi/rock-files-live e di  https://spiritdemilan.it/portfolio/rock-files-live-rapsodia-bohemien-una-notte-da-queen-06-02/ nacque l’idea il 6 febbraio 2019 di dedicare una serata a questo tema, e di fronte a 1500 presenti accadde questo:

Ezio Guaitamacchi presenta Moreno Delsignore, che sale sul palco dello Spirit de Milan intorno alle 23,30 dopo le esibizioni dei 39 Queen tribute e degli Shine.

Moreno si presenta con un set per chitarra e voce, e fin dalle prime note introduttive di “Love of my life” cresce l’attenzione del pubblico, in pochi minuti si crea quella magia fatta di pathos che produce un effetto virtuoso tra pubblico e artista, più di mille voci si uniscono già al termine del primo brano che termina con un lungo ed intenso applauso.

Ma la tensione sale ancora! Quando la scaletta propone una “coraggiosa” versione di INNUENDO brano monumentale per struttura e difficoltà vocali che Moreno affronta con una voce ed una chitarra raccogliendo un consenso pieno da tutti i presenti.

Importanti le parole di Ezio Guaitamacchi e Max Felsani di WeWillRockYou.It visibilmente colpiti dalla performance e consci della difficoltà dei brani che hanno spinto molti artisti a rinunciare al loro invito, ed ora si chiedono quale potrà essere l’ultima sfida musicale di questo set…

Ed ecco che Moreno introduce una delicata rivisitazione di Bohemian Rhapsody, che si sviluppa in un crescendo nel quale il pubblico entusiasta si unisce all’interprete e culmina in una standing ovation.

Il set dovrebbe finire qui ma il pubblico non è sazio… Dunque, sono le note di Who wants to live forever a completare un momento di musica ed entusiasmo. Moreno lascia il palco tra lunghi applausi… (non ricordo la fonte di questo racconto)

Un’altra cosa che spicca nella tua biografia è l’immensità numerica dei live. 
Una scuola vera e propria, unica?

Quando decisi di intraprendere il mio cammino in modo professionale nel 1987/88, fu, come spesso accade qualcosa verso il quale non avevo realmente scelta, avevo iniziato con i saggi di chitarra classica intorno ai 6/7 anni e con la prima band intorno agli 11, non c’era altro che volessi realmente fare, il mio sogno era la musica, vissi bellissime pagine con gli amici della prima ora nella compagine dei MITO nelle lande del basso Piemonte, poi quella terra che mi diede i natali era povera di reali opportunità professionali in ambito musicale, quindi presi il coraggio a due mani e feci un salto … e quando fai un salto vero non sai bene dove potrai atterrare, di sicuro nel nuovo, cioè la cosa che può racchiudere i due estremi per eccellenza, qualcuno direbbe “successo/fallimento” personalmente preferisco dire “amore/paura”…
Perché se non vivi ciò che senti stai facendo “violenza” alla tua natura, al tuo essere, stai generando percorsi di dolore con i quali prima o poi dovrai necessariamente fare i conti.

Quindi la vera scelta fu “non avere scelta” …

Ci furono 4 anni di carriera con gli Staff, e poi 22 anni con Scomunica ed ora col mio progetto personale, credo si possa tranquillamente parlare di una media di 150/200 concerti l’anno.

Una esperienza che diventa una “scuola”, una disciplina dell’essere che attraversa diverse fasi ma sempre alla ricerca di una piena espressione umana, artistica, tecnica, e che infine ti conduce a prendere consapevolezza di ciò che sei, mentre ti muovi verso tutto ciò che potrai diventare.

Qual è l’insegnamento più grande?

Onora la vita che vivi, rendi sacra ogni nota che suoni e canti.

Se ti dico alcuni nomi tu cosa mi rispondi? Giuni Russo, Mauro Pagani, Vasco Rossi, Bob Catley, Vinnie Burns . Hai una parola per ciascuno? Accetto citazioni spontanee

Gli incontri sono inaspettati e una carriera lunga ne è costellata, anche se talvolta sono 2 ore che non avranno seguito, questo ti permette di osservare come la caratteristica fondamentale di ogni artista sia “l’unicità”, da ognuno di loro ho imparato qualcosa, in ognuno di loro ho visto armonia e talvolta la contraddizione.

L’incontro con Vasco nel 1993 fu una lunga notte di musica a Como (ed alcuni incontri a Bologna presso “Le Furie”, c’era la possibilità di un suo interessamento per il primo album di Scomunica e di aprire un suo live/stadio) , era da poco uscito “Vivere” la suonammo insieme, poi cantai qualcosa di mio, apprezzò la mia rivisitazione dei Queen e poi ci furono molto Whisky e molte parole.

Giuni Russo apparve una mattina del 1994 presso gli studi “Regson” di Milano, oggi divenute “Le officine meccaniche” di Mauro Pagani (da qui l’incontro con Pagani che ci offrì la sua esperienza specie nella valutazione delle sonorità etniche contenute nel primo disco di Scomunica), Ella doveva realizzare alcune provinature di nuovi brani e come spesso accade l’artista emergente si fa da parte per lasciare lo studio libero, ma Lei non volle questo, anzi coinvolse me ed il chitarrista nella realizzazione del provino, mi colpì la Sua umanità, la sensibilità e la capacità di gestire la voce in modo irripetibile (ovviamente , buona la prima).

Riguardo Catley e Burns, due icone di un certo mondo hard rock / heavy, fu l’occasione di un live condiviso.

Con Enrico Ruggeri 2 anni di collaborazione didattica presso www.mas.it

Uno degli incontri più belli nel 2019; ebbi il piacere di assistere ad un concerto della PFM a Milano e di incontrare Franz Di Cioccio e Patrick Zivas due dei miei eroi di gioventù, perché per noi di quella generazione la PFM era un riferimento assoluto. Negli occhi di Franz ho visto l’entusiasmo di un ragazzo! Il fuoco sacro di chi è dentro la vita che voleva vivere! Ringrazio di cuore Iaia De Capitani per questo incontro e per molti altri momenti condivisi.

Buona parte della tua vita artistica è stata caratterizzata anche dalle tue esperienze con gli SCOMUNICA. Poi nel 2015 la fine. Perché questo nome? E se dovessi provare a fare una sintesi di ciò che per te ha rappresentato in tre momenti chiave – gli inizi, gli anni d’oro , la fine del percorso insieme ?

Scomunica è stato l’inizio della forma di un sogno che ci catapultò in un istante molto in alto: la band nacque nel mese di ottobre del 1993 e il primo live fu il 31 dicembre di quello stesso anno, poco dopo ci trovammo in studio per il primo album omonimo e vivemmo una stagione d’oro fatta di concerti sold out, di apparizioni televisive, una parabola ascendente ma non priva di difficoltà, perché il nucleo era composto da soggetti con obiettivi musicali e personali anche diversi dal “credo” che personalmente vivevo.

Oggi capisco che questo sia possibile ed anche comprensibile, ci fu chi seguì la propria inclinazione naturale verso una carriera da session man, chi percorse altre vie di genere musicale che sentiva più affine, chi semplicemente faticasse a stare dentro una esperienza che necessariamente porta a doversi mettere in discussione.

Quindi nel 1996 dovetti rilanciare con una nuova line up a fronte di una incessante attività live, non fu facile ma fu anche l’occasione per un’intuizione importante: “se fossimo fatti per stare lontani, ci avrebbero dato un pianeta ciascuno”.

Questa frase divenne il primo contatto per tutti coloro, e furono davvero tanti, che si avvicinarono al “Movimento Scomunica” … un punto di incontro comune tra chi faceva musica e chi l’ascoltava, una casella postale e migliaia di lettere alle quali rispondere dove le parole divennero racconti, esperienze, festival autogestiti nei quali molte forme d’arte trovarono spazio e che videro in ben 14 occasioni riunirsi centinaia e talvolta migliaia di persone, nacquero amicizie, compagnie, amori, chi era solo fu meno solo, fu meraviglioso.

Gli ultimi anni di Scomunica furono più complessi, per una contrazione dell’intero sistema musicale / discografico e sicuramente anche perché avevo speso tantissime energie in quella pur virtuosa direzione, ebbi la fortuna di un incontro artistico ed umano di rilievo nella figura di Tommy Fiammenghi con il quale realizzammo nel 2006 “La lentissima fine del mondo” un nuovo episodio discografico da molti apprezzato, condividemmo ben 13 anni di carriera ed ancora oggi una preziosa amicizia.

E fu proprio Tommy ad aiutarmi in una riflessione importante, ovvero la mia composizione stava prendendo un’identità diversa, lui stesso stava muovendo i primi passi nel proprio percorso artistico personale, che senso avrebbe avuto ripetere all’infinito una stessa esperienza?

La vita non è mai uguale a sé stessa, e quando sembra statica è bene accorgersi che sta rotolando verso il basso, e “le strade in discesa finiscono sempre e necessariamente in un buco” (cit. Tiziano Terzani).

Ci volle coraggio, ma oggi capisco che fu la cosa giusta …

L’ultimo live il 22.11.2015 fu perfetto, sacro, trasformativo … fu la fine ed un nuovo inizio …

Da lì in poi un viaggio intenso rivolto al Jazz, alla Fusion e al rock. Un mondo un po’ alla rovescia?

L’esperienza con gli EURASIA fu qualcosa di inatteso, venni contattato da alcuni musicisti di estrazione Rock/Jazz/Prog/Fusion dell’area vercellese conosciuti in adolescenza, i quali si trovarono in empasse rispetto ad un loro album nato come strumentale e successivamente affidato ad una voce femminile che lasciò il progetto a metà percorso.

Dopo lunga ed infruttuosa ricerca arrivarono a me, altri non si erano sentiti di avere le competenze necessarie, non era semplice entrare in un disco già registrato, con tonalità scritte per una voce femminile e contenuti tematici complessi ed articolati, non era facile far diventare “canzone” ciò che non era nato così.

Fu questa la molla che mi spinse, dopo attenta riflessione, a tuffarmi in una nuova avventura che intrapresi anche qui per intuizione, ovvero usare la mia voce come un qualsiasi altro strumento!

Nessuna limitazione, spazio all’espressione pura, alla recitazione, alla destrutturazione del linguaggio ed un faro guida ad illuminare i momenti più bui, Demetrio Stratos, già cantante degli Area e sperimentatore assoluto che avevo molto studiato negli anni.

“Un mondo a rovescio” è un disco di Eurasia feat. Moreno Delsignore, questa fu la mia precisazione iniziale, da tutti accolta, perché mi ero ripromesso di non nascondermi mai più dietro il nome di una band o uno pseudonimo. Fu folle e divertente, difficile ed emozionante mi occupai di una importante revisione dei testi, degli arrangiamenti per archi, delle parti corali e naturalmente delle linee melodiche.

Il disco fu mixato da me e Federico Provini presso https://www.facebook.com/pflstudio.it/
tecnico del suono di grandissimo valore al mio fianco da ormai 15 anni, e questo viaggio mi portò oltre ciò che avevo sperimentato di fino ad allora, credo che la cosa migliore per capire sia ascoltarlo.

E arriviamo all’ultimo periodo, quello recente ai tempi del Covid. 
Cosa ha interrotto? Cosa ti permette di continuare? Cosa tornerai a fare subito dopo?

Credo che il Covid, la pandemia, la paura, lo stop! Siano qualcosa che dolorosamente ma inesorabilmente dovesse accadere …

Non possiamo dimenticarci di quante cose terribili siano avvenute negli ultimi decenni, stragi umane di ogni tipo e di efferata violenza ad ogni latitudine, la natura ferita da un inquinamento sproporzionato, incendi devastanti, lo scioglimento dei ghiacci perenni, lo scollamento della specie umana dal ritmo naturale del pianeta (il prezzo dell’evoluzione?)

Non mi è dato sapere se quanto accade sia naturale o meno, sono successe tali cose nella storia che questa situazione presta il fianco ad ogni possibile scenario, naturale e non …

Ciò che appare evidente è come la separazione etnico/religiosa voluta da alcuni a discapito dei molti, i confini sociali, politici ed economici, il capitalismo sfrenato che si è impennato dal 1980 in poi ed altre assurdità ci abbiano condotto qui …

Qui dove dobbiamo renderci conto che “noi” essere umani non abbiamo realmente il controllo sulla vita, che siamo soltanto parte di un mondo (mondo= ciò che è pulito), di un ecosistema, di una realtà che non ci appartiene più! Perché la specie più evoluta, quella che domina dall’alto di una maggiore evoluzione cerebrale, avrebbe avuto il dovere della salvaguardia di sé stessa e di tutto questo luogo meraviglioso … è tutto qui da vedere, fermi tutti, la natura pulisce, gli animali tornano, il verde riprende i suoi spazi …

Chi ha fretta davvero di tornare al prima?

Personalmente vivo questo tempo cercando di ascoltare le domande nuove che emergono in me, perché ora non è il tempo delle risposte.

Il Covid ha interrotto un tour in partenza dalla Germania per la presentazione di Risveglio, la promozione di un nuovo singolo scritto a sei mani da me, Stefano Paviani e Filadelfo Castro e tanti altri progetti che non moriranno se ci sarà la capacità di “rimodularsi” a fronte dei cambiamenti, ed in fondo tutto questo può essere visto anche come una grande opportunità.

Ogni melodia sublime è il tempio delle emozioni ma è anche “Il tempio della voce?”

Da sempre la voce è per me ricerca, il percorso come insegnante di canto e tecnica vocale, iniziato ben 32 anni fa è sempre stato parallelo all’attività artistica.

Nel 2017 ho inaugurato il mio canale YouTube Moreno Delsignore attraverso il quale offro contenuti tecnici, artistici e narrativi: https://www.youtube.com/channel/UCS3dxUt1w_rUE8ygeIry-2g?view_as=subscriber

Nel 2019 ho dato forma ad un modello di studio che potesse permettere a tutti di comprendere ed implementare la propria vocalità, attraverso un corso completo di video esercizi guidati per tutte le categorie vocali femminili e maschili. https://www.iltempiodellavoce.com

In attesa di rivederci nel “dopo”, in un mondo nuovo, un caro abbraccio a tutti Moreno

di Giovanni Pirri

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