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Le Interviste di Allinfo.it | Intervista con Mario Lavezzi

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Quando decidi di parlare di una vita di musica e parole  raccolta in 50 anni di carriera  sicuramente ti riferisci a Mario Lavezzi. Di recente ha pubblicato un cofanetto che in 3 cd raccoglie storie diverse: come produttore, come interprete e come autore.

Il suo progetto dà il titolo anche ad un libro che è un vero e proprio dizionario per chi ama entrare nei dettagli di una carriera che è stata artefice di una buona parte della discografia italiana.

Da quattro anni, poi, è uno dei fondatori  del CAMPUS BAND MUSICA & MATEMATICA insieme a  Mogol e Franco Mussida, progetto rivolto ai giovani talenti con la passione per la musica e per lo studio.

Visti i tanti interessi non potevamo non intervistarlo ed ecco cosa è scaturito dal nostro incontro.

In questi tempi di COVID-19, bisogna imparare a cogliere nuovi positivi spunti sperando possano indurci al cambiamento: crisi uguale cambiamento.
Basta rileggere la storia per capire che la rinascita è stata sempre la risposta naturale alle situazioni più tragiche.

Vista la crisi storica che la musica  sta vivendo da decenni iniziamo la nostra intervista dall’idea del Campus Band alla quale collabora insieme a Mogol,  da circa  4 anni.  Che bilancio fa di questa iniziativa? Il Campus può essere una delle soluzione possibili per riparare quel giocattolo di cui parla nel suo ultimo libro “E la Luna bussò“ e che sembra essersi rotto?

Più che una soluzione è una alternativa. Non sappiamo quello che accadrà dopo questa crisi che sembra essere simile ad una guerra.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’umanità intera ha sprigionato una voglia di cambiamento incredibile, nonché  una creatività straordinaria. In tutti i settori. Dalla musica, al teatro, al cinema, al design, alla moda. Tutto ciò che oggi ancora si ripropone.  La moda dei figli dei fiori, ad esempio, la troviamo attualmente nei negozi, così come le 500 e le Mini le troviamo riproposte con nuove tecnologie, con l’intento di evocare le forme della Topolino e della Balilla. Allora è successo.
Io sinceramente spero che, di questi tempi, succeda la stessa cosa nella musica. Spero  che sia questa l’ora di un nuovo illuminismo e, quindi, che da questa crisi possa fiorire nelle nuove generazioni  sia la  creatività, sia la voglia di cambiamento.  Perché, nella politica come nel linguaggio e nei valori, stiamo vivendo una vera e propria decadenza.
E se tu dovessi domandarmi che differenza che c’è tra la musica di oggi e quella del tempo che hai vissuto, ti risponderei che le due epoche non sono paragonabili perché completamente diverse.  Ed è qui che casca l’Asino. C’è una crisi planetaria causata dalla Pandemia ma c’è gente che lo nega.
Ecco perché il Campus Band  è destinato agli studenti illuminati da idee non omologate e ricche di personalità, ben lontane dalla “musica che gira intorno”.
Fino ad ora ci siamo riusciti scovando artisti diversi e stimolanti.

E questo è fondamentale, per donare alla  musica attuale un barlume di esperienza anche se quello che  più conta, ossia l’ascolto,  manca. Come manca  la voglia di decostruire quel passato che in un certo senso, ha in sé gli ingredienti per stabilire una formula nuova. Ci sono generazioni che hanno avuto, per esempio, i Beatles. Occasione irripetibile. Oggi i giovani hanno  esempi  ben diversi che  sono figli del tempo. Porsi in ascolto è già rimediare a queste assenze notevoli?

Certo, la musica oramai è tutta liquida. La intendo così perché passerà. In fondo la teniamo nei telefonini.
Noi abbiamo avuto la fortuna di aver vissuto anni nei quali  tutte le canzoni avevano le caratteristiche per diventare dei “sempreverdi”.
Intendo tali tutte le canzoni che venivano eseguite con le Orchestre nei piano bar, a differenza di quelle  di oggi che, al più, restano in rotazione radiofonica soltanto un mese e mezzo e diventa difficile memorizzarle.
Certo ci sono anche adesso degli esempi di  “canzoni sempreverdi”. Penso a Tiziano Ferro con “Rosso Relativo” oppure alle tante canzoni di Vasco Rossi, di Ramazzotti. Il loro  pubblico le canta sempre. Penso anche a “L’essenziale” di Marco Mengoni. Quando l’ho sentita per la prima volta mi sono detto “avrei potuto scriverla Io” come mi son detto che “Fai rumore” di Diodato avrebbe vinto Sanremo semplicemente ascoltandola la prima volta: il testo è credibile, lui ha una personalità spiccata.

Usando una sua definizione di musica presente nel libro “E La Luna Bussò”  che recita “Una nazione è fatta di ritornelli che sceglie”, mi domando se il genere dei ritornelli conti oppure no?

Certo che conta anche il genere, purtroppo il rap è difficile che abbia una esecuzione pubblica che è poi quella che divulga la canzone.
Come può un pianista di piano bar riprodurre Sfera Ebbasta o Ghali o qualunque altro rapper?  Nessuno. E’ un genere che non produce. Diodato diversamente può avere una possibilità e quindi un ritorno economico.

Decostruire la propria vita attraverso la scrittura di un libro che racconta la sua vita, l’ha aiutata a scoprire la formula di certi meccanismi?  Meccanismi che ritornano e che con l’esperienza alle spalle l’hanno aiutata ad  attivare un approccio mentale differente?

Una volta che fai l’esperienza impari. Io ho avuto un rapporto sentimentale con Loredana. Le ho prodotto 5 album poi è finito anche il rapporto sentimentale e, quindi, quello professionale ma nonostante questo non mi sono scoraggiato. Avendo fatto già dei successi mi hanno chiamato per produrre Anna Oxa e, successivamente, Fiorella Mannoia.
E quindi ho imparato che se accade una cosa negativa ne può succedere subito un’altra, positiva.

Possono capitare anche i casi impossibili da produrre e magari si possono affrontare con un approccio professionale utile a superare qualsiasi avversità?

Forse sarà merito del mio karma, non lo so. Mi hanno chiamato quando Anna Oxa era un po’ scomparsa dalle scene dopo l’esperienza di “Pagliaccio Azzurro” e mi hanno chiamato per farla ripartire a Sanremo. Per lei in quella occasione ho scritto “Io no” ed è ripartita.  Altrettanto è successo con Fiorella Mannoia. Ho continuato a produrla anche dopo che la CGD aveva interrotto il contratto due anni e mezzo prima della scadenza naturale, su mia indicazione, perché non la promuovevano come avrei voluto io. Pur minacciandoli di rescindere il contratto anticipatamente, la CGD ha preferito liberarsene senza lottare. Da quella situazione è nata “Come si cambia”, da lì è arrivato Sanremo e tutto è andato bene da lì in poi, per me e per lei.  Stessa situazione con Ornella Vanoni. Mi è sempre piaciuta la sfida.

La sfida è riuscire anche a trasformare il vestito musicale di un artista nel tempo rispettandone l’immagine, come è successo con Ornella Vanoni?

Con lei c’è una grande amicizia. Per me è come una sorella maggiore.

Possiamo definirla patrimonio dell’umanità, che va difesa a spada tratta e va protetta in tutti i modi comunque?

Assolutamente.

Tornando alla  questione della musica liquida che passa troppo velocemente ci sono colpe da attribuire alle grandi piattaforme che la distribuiscono?

Qui entriamo nel discorso del Diritto d’Autore. Noi speriamo che il nostro Governo approvi la legge sul Copyright anche perché, anche tu che fai questa intervista e la metti su Google,  non ricevi nulla in cambio e Google sfrutta il tuo contenuto. Altrettanto fa con le mie canzoni. Senza il contenuto di noi creativi questo colosso cosa potrebbe fare?
E’ una multinazionale che ha fatto e sta facendo  miliardi. Vogliamo che ci sia almeno un equo compenso?
E’ possibile che per ogni utilizzazione Google paghi  0,0007 centesimi a visualizzazione?  Non è possibile.  E’ un utilizzatore che cerca di pagare il meno possibile. Ha delle lobby all’interno della Comunità Europea e paga molti giornalisti per fare disinformazione. Quel buontempone di Trump, poi, gli fa evadere le tasse  perché Google foraggia le sue campagne elettorali.  A rivoltarsi dovrebbero essere, in primis,  anche gli artisti americani ma non lo fanno perché avendo a disposizione una platea mondiale guadagnano ugualmente  tanto e ci pensano bene ad andare contro.  La Germania, la Francia hanno tassato severamente i proventi di questo colosso ma in Italia c’è addirittura chi vorrebbe liberalizzare tutto. Che venga pagata almeno la parte del genio.  Per i brevetti la tutela c’è, perché per la musica no?

In un certo questo sistema ha un po’ fagocitato gli artisti e, globalizzandoli, ha spento la loro creatività?

No secondo me non è questo. C’è anche un fatto che riguarda gli artisti di successo, ahimè.
Proprio per il fatto che ci sono le canzoni che vanno in classifica, magari anche per poco, c’è chi pensa a farsi tutto da sé rinunciando alla figura dell’autore.
Ti faccio solo un esempio: Lucio Dalla, mente illuminante e illuminata, sapeva che,   autore o cantautore che sia, con una canzone che fa la differenza va in classifica e diventa una sempreverde ma non sempre si riesce a creare una hit. Una sempreverde  viene fuori una volta ogni tanto e quando doveva fare un disco e capiva di non avere la canzone giusta andava a prendere canzoni da altri, come nel caso di “Canzone” di Bersani, “Attenti al Lupo” di Ron oppure di “Vita”  da inserire in Dalla Morandi  che è venuta a prenderla da me e da Mogol. Ti puoi immaginare. Sapere che un uomo straordinario che aveva scritto Caruso voleva una mia canzone è stata per una grande gratificazione. Quale cantautore va a  scegliere le canzoni di qualcun altro? Non ti faccio nomi. Non chiedermeli 😉
E con i cantautori ti ritrovi allora che il disco successivo è uguale a quello fatto in precedenza. E poi, ecco che i risultati non arrivano. Penso anche ai giovani che vanno al talent. Speriamo, appunto, che questa emergenza cambi le cose.

Forse anche colpa dei fan che pretendono dagli artisti sempre la stessa musica, perché le canzoni si legano indelebilmente ad emozioni e ricordi, vincolando l’artista a non discostarsi dal proprio repertorio.  Per non deludere o perdere pubblico?

Allora mi darai ragione quando ti dico che il periodo che io ho vissuto era  fatto da gente più esigente. La gente comune. Infatti i Beatles facevano “Yesterday” e “Yellow submarine “, canzoni completamente diverse e originali. Battisti faceva “Emozioni” e poi “Motocicletta” e “Il tempo di morire”, esercitando la fantasia, praticando l’originalità . Io ho vissuto Battisti. Non faceva mai una cosa uguale all’altra. Quando scriveva cercava di fare sempre qualcosa di diverso da quello che aveva fatto precedentemente e la gente apprezzava e andava a comprare i suoi dischi proprio per tale ragione. Quello di esigere la diversità era un fatto planetario. Le canzoni fotocopia non interessavano a nessuno.

Quindi in un certo senso è un po’ quello che succede. quando si ascolta la solita musica in radio e poi quando si va a vedere un live l’attenzione cambia completamente. C’è voglia di tornare ad ascoltare musica dal vivo?

Certo. Anche se il live impone molte volte l’impiego di notevoli risorse da gestire. Risorse che molte case discografiche non hanno più. Se vuoi ti faccio vedere un rendiconto che ho ricevuto ultimamente dalla SONY che riporta co-produzioni che ho fatto per la Mannoia, la Bertè, la Oxa. Andando a vedere i numeri puoi leggere, in euro, cifre pari a  0,01, 0,02, 0,10 che sommate a centinaia di voci danno un totale di €34. E tu immagina che non vengono fatte fatture se l’importo non supera i 50 euro.
Questo è quello che guadagnamo noi ma anche quello che loro guadagnano.
Quindi le risorse economiche per sostenere i giovani non ce l’hanno più. Per questo motivo vanno a prendere i giovani da Sanremo o dai talent. Fine.
Se hai per le mani un ragazzo fantastico che è uscito dal Campus Band, mostrando un autentico talento e vai a proporlo ad una casa discografica ti dicono subito di no.
Alcuni ragazzi, alla fine, abbiamo deciso di  pubblicarli noi con la società Nuove Arti,  senza alcun scopo di lucro perché  quasi tutti i diritti che vengono fuori dal digitale vengono riservati agli artisti stessi.
Lo abbiamo fatto senza aver  tirato le nostre somme, perché  abbiamo preferito dare la  possibilità, a molti giovani, di pubblicare fuori dei singoli professionali, piuttosto che dei video. Se un agiovane ha già un singolo pubblicato, pure in digitale,  si puoi presentare  a Sanremo.
Tutto questo per dire che il live è l’unica opportunità per portare a casa dei soldi.

Da addetto ai lavori c’è la speranza che i legislatori mettano in atto questa trasformazione epocale aiutandoci a vincere contro lo strapotere di certi gruppi internazionali?

Questo non te lo so dire. Il cambiamento è nelle mani del Governo. Franceschini sta cercando di farlo.

Leggendo il suo libro ho avuto l’impressione che nel passato l’approccio alla musica fosse completamente diverso. Oggi si punta direttamente al successo più che a suonare?

Al successo che poi è effimero perché se vogliamo parlare dei Talent e dei vent’anni di Amici ma anche di X factor e di The voice. Gli artisti usciti da lì li contiamo su una mano.

Tornando al campus, una collaborazione che prosegue da lungo tempo è quella con Mogol, la persona alla quale, citando il libro, bisogna continuare a non raccontare i fatti propri per non ritrovarseli in un canzone?

(Ridendo) Mogol scrive la realtà, lo ha sempre fatto, con me, con Battisti e se tu gli racconti una storia emotiva lui ci scrive subito una canzone. Dicendo ciò penso a “L’etereo mondo dei fiordalisi” che scrisse  dopo che un amico comune, che viveva un po’ con la testa fra le nuvole, si sbottonò raccontandogli la sua storia personale. Era anche capace di prendere  dal cruscotto della macchina il libretto di circolazione e di scriverci sopra  il testo, mentre io guidavo la macchina.

Una apparente facilità con la quale nascevano anche i nomi dei gruppi che oggi sembrano spuntare di nuovo. Allora il gruppo dei Trapper oggi un mondo pieno di Tappers? Oppure “il volo” di ieri gruppo e “Il volo” trio di oggi?

Sono casi. I nome dei trapper si ispiravano alle strisce dei fumetti sui quotidiani, tra cui Tex Willer, poi c’era il trapper Brand uno dei primi trapper a divenire amico di Blek Macigno. E su quella idea io e miei amici abbiamo dato questo nome al nostro gruppo.
Proprio giorni fa ho chiamato Bruno Longhi con la scusa che sul giornale avevo letto di un suo omonimo, clarinettista, morto. Così per scherzare.  Risentendoci abbiamo ricordato insieme proprio l’esperienza dei Trappers. E  ci siamo detti “vedi oggi va di moda il trapper e noi ai nostri tempi già facevamo musica con i trappers“.
Penso ancha a Il volo di oggi ripescato nella nostra storia. Guarda caso uno dei primi produttori che ha dato il nome al trio, ossia Tony Renis,   gravitava intorno alla Numero Uno.

Una curiosità nata leggendo della sua ultimo collaborazione live con Battisti, nel 1971. Se Battisti quel 1971 non avesse lasciato la musica, Mina si sarebbe comportata diversamente anni dopo?

Questa domanda me l’hanno fatta solo una volta, alla RSI Radio Televisione Svizzera.  Diciamo che Battisti allora ascoltava molto Mogol ed è stato lui a suggerigli di lasciare le scene. Aveva capito che Lucio aveva una grandissima qualità come autore, arrangiatore. Battisti era uno verticale che andava in profondità nella ricerca musicale. Addirittura cantava un canzone in base alla tonalità per esprimere esattamente il testo. Da lui ho imparato parecchio.
Però, ad un certo punto, i concerti non avevano la medesima tenuta di palcoscenico. Se parliamo anche delle sue interviste televisive,  era sempre un po’ schivo e forse poco incisivo, come poteva essere  Walter Chiari oppure  Gianni Morandi, tanto per fare esempi diversi. E questo diciamo non pagava rispetto ai suoi colleghi. Mogol suggerendo questa scelta ha fatto bene perché, dopo, Battisti è stato ancor più ricercato.
Mina ha fatto la stessa operazione, forse per altri motivi che non conosco e, in ogni caso, anche lei ha iniziato ad essere considerata assai di più. E nel 2020  lo è ancora… La sentiamo nelle pubblicità che fa e per le quali è stata scelta. Mina è  una vera icona della musica leggera.

Ci troviamo a gestire un rapporto con la musica che spazia su due secoli. Da una parte il ‘900 e dall’altra i millenials che non conoscono  un certo tipo di cultura musicale. E’ un problema o una opportunità?

C’è la necessità di un cambiamento.
Io credo che qualcosa cambierà. Già gli autori devono darsi una regolata anche in termini economici. E nelle vesti di Presidente del Consiglio di Sorveglianza della SIAE ti posso dire che in questo momento non c’è più musica dal vivo.
Riguardo la raccolta di Diritti d’autore che comprendono la musica leggera, la classica, la lirica, dei games e,  anche, i diritti degli editori della sezione DOR, la SIAE sta perdendo 30 milioni al mese. Si è fermato un mondo che raccoglie 800 milioni di euro. Soldi mancanti che la SIAE dovrebbe riversare nel primo e nel secondo semestre del 2021.
Il vuoto. che si produrrà servirà, sicuramente, per  stimolare gli autori a nuove produzioni. Il tormento stimola la creatività. Ti deve bruciare il culo.
A me ha bruciato quando sono uscito dai Camaleonti. Ci sono rimasto così male per quello ho chiamato il libro e il cofanetto “E la vita bussò”. Perchè dai Platters sono passato ai Camaleonti, composto da grandi professionisti che mi hanno fatto conoscere il successo. Dopo due anni di lavoro continuo con loro è arrivato il servizio militare e ho dovuto lasciare il gruppo finendo dalle stelle alle stalle.  La disperazione che ho provato in quei momenti  mi ha permesso di  scrivere la prima canzone della mia vita. Canzone che è entrata prima in classifica, grazie anche a Mogol. Ed è iniziata già da lì la mia carriera di compositore. Questo può valere per tutti. Quando si chiude una porta si pensa che sia finito tutto e magari si apre un portone. Perché chi può dirmi che avrei continuato ad essere un componente dei Camaleonti se non fosse arrivato il servizio militare?

Leggendo il libro, visto le sue tantissime collaborazioni, mi viene spontaneo chiederle se c’è un artista con il quale avrebbe voluto collaborare e/o produrre? C’è qualcosa o qualcuno che è rimasto nel cassetto?

Gli artisti che mi mancano nel panorama italiano, incluse le icone sono  Mina e Celentano. Ci sono mie canzoni che non hanno prodotto il loro interesse.
Ad esempio, io e Mogol abbiamo inviato a Mina la canzone “Biancaneve” per essere inserita nell’album Mina Celentano ma non è stata scelta. Poi lo stesso pezzo l’ho portato a Sanremo con Alexia ed è andata bene. E, quindi, se l’avesse scelta Mina io non avrei avuto l’opportunità di essere presente al Festival.
Tra i nuovi non ti nascondo che mi piacerebbe scrivere per Marco Mengoni. Per Loredana, invece, me la stanno chiedendo, ma qui gioco in casa. Per Ornella ho fatto un’altra considerazione. Oggi ritengo che produrre un album di inediti sia una operazione inutile. Bisogna, innanzi tutto, avere un’idea.
Ti faccio l’esempio del mio cofanetto. Dentro ho messo 3 cd. Uno con le canzoni che ho scritto, non tutte perché in 75 minuti di musica (spazio massimo offerto dal supporto) non ci starebbero mai e quindi ho messo insieme le chicche  che hanno un significato per me ben preciso. Il secondo con le canzoni che ho prodotto. Il terzo con i brani che ho interpretato dai Camaleonti in poi.
E’ un oggetto più che un disco. Un cofanetto che ripercorre 50 anni di carriera.
Di un album di inediti, invece, tu cosa ascolti oggi? E’ tutto in digitale, non lo puoi toccare.  Su spotify ti vai a sentire tutto l’album?

C’è sempre il metodo degli anni 60, uscivano prima i singoli e poi usciva l’LP?

Forse succederà anche questo.
Bisogna avere un’idea. Se prendi Mina con Fossati e vai su itunes vedi che solo alcune canzoni sono ascoltate più di altre e il disco, pubblicato a Natale, già è stato coperto dalla Sony con la pubblicazione di una compilation delle canzoni di Fossati.  Per cui sto lottando (da amici) con Ornella per farci venire un’idea. Perché produrlo senza avere un’idea potrebbe generare una delusione sia per Lei, sia per me.  Siamo ancora gli unici in Italia che produciamo i CD. In America non li trovi più.

Ma in questa era di internet da COVID-19 che sta riportando gli artisti, all’idea dell’home Concert Lei che idea ha maturato. Riuscirà a produrre qualcosa di positivo?

Forse aiuterà le persone a smitizzarle. Siamo tutte persone comuni che fanno un lavoro diverso.

Sta resistendo ai live in streaming?

No, no. Anzi se vai nei miei social ne trovi.

di Giovanni Pirri

Per acquistare il libro di Mario Lavezzi “E la vita Bussò” clicca sulla copertina:

In occasione del tour dei settant’anni e del nuovo album, la prima biografia che celebra la lunga carriera di un artista che ha collaborato con i grandi della musica italiana

titolo E la vita bussò
sottotitolo Mario Lavezzi racconta cinquant’anni di musica
autori Mario Lavezzi, Luca Pollini
prefazione Mogol
collana Fuori Collana
editore Morellini
formato Libro
pagine 136
pubblicazione 01/2020
ISBN 9788862987684
Prezzo
€14,90
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