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Le Interviste di Allinfo.it | Intervista con Lorenzo Del Pero

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Sensibilità dal canto libero che vive in metaforfosi costante per rappresentare tutte le sfumature del suo talento. Puro e limpido, ricco di dicotomie che trasferiscono alle sue parole “significati significanti” nei quali rispecchiarsi.

Per questa ragione abbiamo deciso di intervistarlo.

Come è nata l’idea di “Dell’amore animale, dell’amore dell’uomo, dell’amore di un Dio” e perché la critica lo ha definito controverso?

L’idea è nata dall’esigenza di indagare gli aspetti più bui dell’amore nel tentativo di ritracciare l’essenza di quanto ho vissuto.  Penso che sia stato definito controverso per l’ampio spettro di sentimenti evocati che vanno dalla tenerezza alla rabbia, dalla sconfitta alla riconciliazione.

Ti sei definito un poeta apolide e inquieto che presuppone l’essere costantemente in viaggio. Esserne consapevole significa aver fatto a monte  un’analisi attenta di sé. Sei riuscito a individuare la scintilla che ha generato il bisogno di vivere quella che potremmo definire una vera e propria catarsi?

La scintilla è stato il momento in cui mi sono letteralmente visto vivere e quello che ho visto non mi è piaciuto.

Il disco è stato anticipato dal singolo “Verrà la pioggia”. Torna la catarsi, pioggia simbolo di pianto?

Sì, ma inteso come purificazione. La pioggia e il pianto hanno un valore salvifico.

E’ un brano che parla di poteri forti… Una denuncia o una resa? 
Le tue canzoni nascono come necessità di superamento o di  accettazione? 



Il brano punta il dito contro le contraddizioni tipiche di ogni forma di potere: che siano o meno superabili non possono essere accettate voltando la testa.

Nelle tue canzoni c’è una forte dicotomia tra il sacro e il profano. Il tuo punto di vista è più dal lato credente o più dal lato profano?

Io mi definisco umilmente agnostico e l’idea di un Dio creatore del mondo non mi interessa, ma sono affascinato dall’umana fragilità del divino, che si trova per esempio nelle figure del Cristo, di Maria o di San Francesco. Uso il valore allegorico della religione per cantare di temi universali.

Nel tuo modo di cantare spicca decisamente la tua voce lirica. Un modo  unico ma al tempo stesso evocativo che  ci riporta a un certo tipo di rock stile anni 70. Quali influenze prevalenti (o reincarnazioni) senti emergere dentro di te quando componi /scrivi / canti?

Il mio modo di cantare deriva dall’amore sviscerato per artisti che usavano o usano la voce in modo isterico ed esasperato. Fra gli altri Robert Plant, Chris Cornell, Jeff Buckley, ma anche Nick Cave o Tom Waits.

Attraverso la musica… cos’è che ami più di te e cosa invece diventa obiettivo di cambiamento?
Musica come catarsi ma anche come metamorfosi?

Amo di me essere il principale obiettivo di cambiamento. La metamorfosi è un processo costante per chiunque, a maggior ragione per chi, scrivendo, cerca domande a risposte che sembrano già confezionate.

In quanto tempo è nato questo disco e quali collaborazioni ti hanno permesso di realizzarlo?

Il disco è nato in circa tre anni. Musica e testi sono interamente miei e sono anche co-produttore artistico del progetto. Devo ringraziare per aver contribuito in modo essenziale a dare questa veste all’album Gabriele Gai e soprattutto Matteo Gaggioli, che è insieme a me l’altro produttore artistico.

Tu sei nativo di Pistoia… Quanto c’è della tua terra e delle tue radici nel tuo talento?

Pistoia ha influito nella mia formazione nella misura in cui mi ha visto crescere suonando in band locali fin da molto giovane, in anni in cui la condivisione di una sala prove scalcinata era una vera e propria scuola di vita. Poi naturalmente la presenza del Pistoia Blues Festival, che ha portato centinaia di artisti che hanno fatto la storia della musica a due chilometri da casa.

Cosa ha interrotto la pandemia e cosa ha messo in moto?

Ha interrotto bruscamente la promozione del disco. Ha interrotto bruscamente la presunzione di essere intoccabili. Ha interrotto bruscamente l’idea di essere indispensabili. Ha messo in moto la voglia di esserci assumendosi responsabilità nuove.

Progetti in corso?

Ricominciare a suonare live il prima possibile, portare il disco in giro per l’Italia e scrivere.

La prima cosa che farai quando tutto sarà un ricordo?

Non dimenticherò.

di Giovanni Pirri

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