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Intervista al Conte Guido Roncalli di Montorio

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La Direzione di Newspage Allinfo intervista Guido Roncalli di Montorio nato a Roma da famiglia aristocratica, legata da vincoli familiari a Papa Roncalli San Giovanni XXIII. Appassionato di musica e di teatro, ha contemporaneamente frequentato come uditore la scuola del Piccolo Teatro di Milano, diretta dal Maestro Giorgio Strelher (1987 – 1990). Preferendo seguire la sua passione per lo spettacolo, ha scelto di costruire il suo percorso di carriera alternando la conduzione di trasmissioni televisive al teatro e al cinema. Ha partecipato all’edizione 1991/92 di ‘Domenica In’ e, sempre accanto a Pippo Baudo, nel 1992/93 ha preso parte a ‘Partita Doppia’ su RAI Uno; è stato ospite fisso di ‘Macao’ su RAI Due, con la regia di Gianni Boncompagni.

Successivamente, ha preso parte a film d’autore, fra i quali ‘Artemisia’ di Agnes Merlet, ‘Il grande botto’ di Leone Pompucci, ‘Piovono mucche’ di Luca Vendruscolo e ‘Gli equilibristi’ di Ivano de Matteo.

Dal 1998 ha preso parte a numerose miniserie televisive, destinate in prevalenza a RAI Uno. Nel 2002 ha interpretato il ruolo di Padre Kurtev in ‘Giovanni XXIII’ per la regia di Giorgio Capitani, fino ad oggi insuperato successo di ascolti della fiction televisiva italiana. La collaborazione con le produzioni della LuxVide è proseguita con ‘Madre Teresa’ regia di Fabrizio Costa e con ‘Giovanni Paolo II’, una coproduzione internazionale che ha visto l’attore premio Oscar John Voight nel ruolo del Santo Padre. Ha partecipato anche al progetto internazionale Lux-RAI ispirato al Rinascimento, recitando in un episodio della serie ‘I Medici-In nome della famiglia’ con la regia di Christian Duguay.

Ha inoltre interpretato altre miniserie televisive, fra le quali ‘Le cinque giornate di Milano’ per la regia di Carlo Lizzani, la popolare serie ‘Il Maresciallo Rocca’; ha inoltre partecipato ad altre serie televisive come: ‘Provaci ancora Prof’, protagonista Veronica Pivetti, e ‘Don Matteo’, interpretata da Terence Hill. Nel 2015 è tornato a lavorare con Gigi Proietti nella serie ‘Una pallottola nel cuore’; sempre per la regia di Luca Manfredi ha recitato nelle due biografie televisive dedicate da RAI Uno a Nino Manfredi (‘In arte Nino’) e ad Alberto Sordi (‘Permette? Alberto Sordi’). Ha fatto una partecipazione nella serie cult di RAI Due ‘Il Commissario Rocco Schiavone’, interpretato da Marco Giallini.

Nel 2020 ha fatto parte della selezionatissima squadra di attori italiani della serie internazionale ‘The New Pope’, diretta dal premio Oscar Paolo Sorrentino, e del cast del film ‘Cetto c’è, senzadubbiamente’ con Antonio Albanese, per la regia di Giulio Manfredonia.

E’ in tournée in Italia e all’estero con il recital ‘Roncalli legge Roncalli’, in cui si alternano fotografie, racconti e letture inedite, provenienti dall’archivio di famiglia, ai discorsi più famosi della vita di Papa Roncalli, San Giovanni XXIII.

A Sinistra Papa Roncalli da giovane, a destra Guido Roncalli di Montorio, nonno dell’artista

Quando è nata la sua passione per lo spettacolo?

La mia passione per lo spettacolo è nata quando avevo dieci anni. Nel ‘74 i miei genitori mi regalarono una chitarra Giannini, brasiliana, leggermente più piccola per i ragazzi. Quindi tutto è nato con la musica, il cantare e il suonare la chitarra, cosa che ancora faccio. Mio padre suonava la chitarra e la suona tutt’ora. Ho iniziato immediatamente con le prime lezioni impartitemi da mio padre, a imparare le canzoni e a esibirmi a casa mia. Ricordo ancora le esibizioni in salotto davanti agli ospiti. Anche mio fratello ebbe una chitarra analoga. Erano divertenti le performance che facevamo in due anche con una sola chitarra. Mentre io stavo alla tastiera, mio fratello stava alla sezione ritmica. Mio fratello suonava con la mano destra ed io con la mano sinistra facevo gli accordi. Abbiamo cominciato pian piano ad imparare tutto quel grande momento musicale di quell’epoca (i grandi De Gregori, De André, Dalla e tanti altri). Da qui ho iniziato a capire di avere delle doti canore e anche ad esibirmi di fronte ad un pubblico per condividere la gioia di cantare e suonare. Senza dubbio la vocazione artistica è nata con la musica. Nella mia famiglia la musica era “obbligatoria”; infatti anche mia madre suonava il violino.

Guido Roncalli con la chitarra dell’epoca

Parliamo di televisione. Lei ha conosciuto Pippo Baudo. Ci parli della sua partecipazione a Domenica in (1991/92) e a “Partita Doppia” (1992/93).

Tutto è nato per caso. Ero a Bergamo. Tornavo a casa la sera dopo aver giocato a tennis e passai davanti all’ufficio di promozione turistica dove facevano dei provini per domenica in ed io spinto dalla curiosità sono entrato. Baudo mi chiese “ma tu sei venuto qui a fare provini?” In realtà non ero lì per i provini, ma dalla sua domanda capii che non avevano trovato ancora la persona giusta. Quindi m’invitarono a fare il provino. Risposi a tutte le domande di cultura generale. Mi ricordo che misi in ordine le 20 regioni italiane dalla più grande alla piccola. Feci un provino così convincente e dopo qualche giorno mi chiamarono. Vinsi quell’edizione di Domenica in. Sono stato super campione a maggio ‘92. Da qui, Pippo Baudo mi confermò l’anno successivo nel cast di Partita Doppia. Era una trasmissione molto simile a Domenica in. Facevo il battitore libero, commentavo, venivo interpellato a seconda delle circostanze. In realtà la mia carriera è iniziata dallo spettacolo, dalla televisione.

Partita Doppia

Lei ha preso parte a numerose fiction televisive dove ha lavorato con tantissimi artisti: Nino Manfredi, Gigi Proietti, Veronica Pivetti, Elena Sofia Ricci, Sebastiano Somma (solo per citarne alcuni). A chi si sente più vicino?

Lei ha nominato dei bravissimi colleghi di cui sono anche amico. Ho fatto tante cose con Elena Sofia Ricci ed è anche molto simpatica così come Veronica Pivetti. Sebastiano Somma lo conosco dagli anni Novanta. Dal punto di vista artistico faccio più riferimento a Gigi Proietti per la sua capacità a reggere i palcoscenici in tutti i modi. La sua eccletticità e la sua simpatia mi somigliano un po’. Come modello faccio riferimento a Nino Manfredi e ad Alberto Sordi che vennero come ospiti a Partita Doppia a presentare un film. Alla fine della trasmissione si spengono le luci, tutti vanno via. Corro nel mio camerino e mentre mi cambio bussano alla mia porta Manfredi e Sordi che sono venuti a salutarmi e a farmi i complimenti. Mi ricordo che Manfredi mi disse: “Siamo venuti a dirle che lei è bravo, è un animale da palcoscenico. Vada avanti.” Insomma si tratta di due Mostri Sacri che invece di andarsene a casa sono a venuti a complimentarsi con me. Dal punto di vista professionale sono vicino a Proietti, ma dal lato umano sono vicino a due mostri sacri come Manfredi e Sordi.

Che Dio ci aiuti

Che cosa accomuna l’accomuna a “Giovanni XXIII” e a “Giovanni Paolo II”?

Con Papa Giovanni XXIII siamo legati da vincoli familiari e di amicizia. A Papa Giovanni mi lega tutto: la medaglietta che ho al collo, il mio secondo nome che è Giovanni. Mi lega tutta la cultura religiosa, cristiana, ecumenica, pastorale. Papa Giovanni è il mio modello di riferimento. Il film su Papa Giovanni XXIII è quello che avevo proposto alla Rai e alla Società di Produzione che poi lo realizzò. E’ un progetto che mi vede coinvolto anche in prima persona. Ciò che mi lega a Giovanni Paolo II è l’onore di aver lavorato con John Voight e il ricordo della sua elezione in piazza San Pietro in presenza mia e della mia famiglia.

Giovanni XXIII (rivista “Gente”)

Il suo ruolo in “Mentre ero via” con Vittoria Puccini?

E’ un ruolo sempre ecclesiastico. In questa fiction Monica Grossi (Vittoria Puccini) perde la memoria e succedono varie cose. Sono Don Bernardo, il mio ruolo è quello del padre spirituale di Vittorio Grossi (Mariano Rigillo), patriarca della famiglia che inizialmente è molto severo, cattivo nei confronti della protagonista (Vittoria Puccini). Poi lui si converte parlando con me. Capisce che si deve alleggerire. Gli ammorbidisco i suoi sensi di colpa. E’ stata una bellissima esperienza perché Michele Soavi è un regista molto importante del cinema e della televisione. Vittoria Puccini è una bravissima e bellissima attrice. Ha una bellissima telegenia e un’intensità eccezionale. Mariano Rigillo è il migliore attore della sua generazione.

Don Bernardo (Mentre ero via)

Lei ha vestito i panni di Padre Berardo ne “I Ragazzi dello Zecchino d’oro. Ci racconti..

E’ una delle esperienze che mi coinvolgono più da vicino. Il regista Ambrogio Lo Giudice me ne parlò una sera a cena e in qualche modo ho conosciuto questo progetto sin dall’inizio. Il regista subito mi disse che io sarei stato adatto a fare Padre Berardo, Direttore dell’Antoniano. Il personaggio era corpulento, grosso e mi somigliava. Era un set molto gioioso circondato da bambini. Sono il padre spirituale di Mariele Ventre (Matilda De Angelis) che la convince ad occuparsi di questi bambini. Sono poi diventato amico del regista e mi unisce a lui anche la passione per la musica degli anni ‘70/80.

Padre Berardo e Marielle Ventre

Lei ha lavorato anche con tantissimi registi. Luca Manfredi che cosa le ha trasmesso in “In arte Nino” e in “Permette? Alberto Sordi?.

Luca Manfredi ha molte qualità oltre ad essere una persona molto gentile e gradevole con cui stare insieme. E’ una persona deliziosa e ha la capacità di saper scegliere attori perfetti come nel caso di Elio Germano nel ruolo di Nino Manfredi (nel film In Arte Nino) e di Edoardo Pesce nel ruolo di Alberto Sordi. Per me essere scelto da Luca Manfredi è stato molto lusingante. Ho fatto parte di due film che hanno omaggiato due mostri sacri che peraltro ho conosciuto personalmente. Luca dirige benissimo gli attori, li mette a proprio agio ed è sempre molto gentile. E’ un piacere lavorare con lui perché non sei per nulla stressato. Ha la fermezza del regista, ti dice ciò che vuole e come lo vuole. Ma te lo chiede e non te lo impone. Lavorare con Luca è piacevole sia professionalmente che umanamente. “In arte Nino” e “Permette? Alberto Sordi” sono state due scommesse difficili, ma vinte.

Permette? Alberto Sordi

Parliamo di cinema. Lei ha fatto parte del cast del film “Cetto c’è, senzadubbiamente? Ce ne parli.

Il regista Giulio Manfredonia è una persona che sa fortemente il fatto suo ed è stato molto piacevole lavorare con lui anche per la sua umanità. Conoscevo già Antonio Albanese da diversi anni. Avevamo lavorato insieme quindici anni fa su un progetto. E’ stata un’esperienza divertente. Cetto va in Germania ed apre una catena di ristoranti e pizzerie. Faccio il ruolo di un commercialista tedesco che tenta goffamente di rimetterlo in riga. Ho avuto l’onore e il piacere di essere inserito per primo nel trailer del film che è molto divertente.

Cetto c’è (senzadubbiamente)

Ci parli della sua esperienza con Sorrentino

Lavorare con Sorrentino è come partecipare al campionato del mondo. Sono stato uno degli attori italiani che lui ha scelto. Sorrentino ha chiesto di chiamarmi Cardinale Roncalli in The New Pope. Il regista è un creativo. Durante le riprese lo vedi scomparire con il suo cellulare, si mette in cima ad una scala, studia le inquadrature. Sorrentino si è poi anche interessato al mio recital su Papa Roncalli. Lavorare con lui è stato un grandissimo onore.

Cardinale Roncalli in The New Pope di Paolo Sorrentino

Era in tournée sia in Italia che all’Estero con il recital “Roncalli legge Roncalli”. Ci racconti.

In famiglia abbiamo un carteggio amplissimo di lettere e fotografie fra Papa Giovanni e la mia famiglia, specialmente mio nonno. Erano entrambi diplomatici, coetanei e legati da vincoli familiari. Quindi un carteggio spirituale, familiare e politico. Mio fratello è violoncellista e il violoncello si sposa bene alla voce baritonale di un attore. Per tale ragione ho chiesto a mio fratello Diego se era disponibile ad accompagnarmi per un recital su Giovanni XXIII. Lui mi accompagna con il suo strumento e io leggo e racconto il Papa Giovanni familiare. Vista anche la somiglianza fra Papa Giovanni e Papa Francesco e visto soprattutto l’amore fervido di cui Papa Roncalli ancora gode, siamo stati patrocinati dalla Presidenza della Repubblica, dal Senato, dalla Camera e dalla Santa Sede. Abbiamo fatto il recital in Vaticano, alla Fenice di Venezia, a Sofia, a Montecarlo e in molte altre sedi prestigiose. Eravamo ancora in tournée ma purtroppo abbiamo dovuto interrompere. Per il giorno di San Giovanni XXIII stiamo pensando di fare lo spettacolo a Roma. E’ una grande gioia per me questo recital. Si racconta una persona che era simpatica come ricorderanno tutti. Non è un recital teologico, ma fatto di umanità. Abbiamo fatto il recital anche nelle carceri di Regina Celi dove Papa Giovanni era stato. E’ una grandissima emozione che condivido con mio fratello portare in giro le parole di Papa Giovanni legate alla mia famiglia. Non vedo l’ora di fare il prossimo recital.

Il recital RONCALLI legge RONCALLI

Naturalmente noi ci auguriamo che presto voi artisti ritornerete ad emozionare tantissima gente nei teatri e nei cinema e concludo con una domanda di prassi. Cosa sta vivendo in questo periodo a causa del Covid – 19?

Ringrazio per l’augurio. Capisco anche che la cultura debba arrivare per ultima…ma non per ultimissima. Ovviamente mi piace attenermi alle regole che ci sono state imposte. Sono in quarantena in casa. Esco solo una volta a settimana per fare la spesa. Peraltro questa tragedia tocca in modo particolare anche Bergamo, la mia città. Il covid 19 tocca tutto il mondo e speriamo di uscirne al più presto e al meglio. Sono un’ottimista per natura e sto approfittando di questo periodo per fare cose che non posso fare in tempi normali, in cui sono di corsa. Suono proprio la chitarra che mi fu regalata nel ’74 che è l’unica che ho qui in quarantena. Quindi mi sto dilettando a suonare e a cantare. Chi volesse andare sulla mia pagina facebook Guido Roncalli di Montorio..lo vedrà..Ciò vuol essere un modo per allietare me e i miei amici.

di Cuono Maria – Direttore Responsabile di Newspage Allinfo

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