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Intervista a Luca Manfredi | di Maria Cuono

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E’ la volta di Luca Manfredi sceneggiatore e regista italiano. Tra i suoi progetti futuri, dopo l’omaggio a suo padre Nino Manfredi e al grande Albertone, gli piacerebbe omaggiare Totò. L’abbiamo intervistato per voi.

Luca Manfredi, sceneggiatore e regista italiano, inizia nel 1982 la sua carriera professionale come regista pubblicitario e nel 1993 crea, scrive e dirige la serie televisiva “Un commissario a Roma” che ottiene diversi riconoscimenti fra cui il Telegatto come migliore serie italiana, il premio come miglior regista tv e quello della critica radio-televisiva.

Nino Manfredi è il Commissario Franco Amidei. Che ricordo ha di suo padre?

Un uomo che ha dedicato tutta la sua vita e la sua creatività all’amore per il suo lavoro. Mio padre, che si è sempre considerato un “artigiano della recitazione”, ha costruito tutti i suoi personaggi con uno studio approfondito della loro personalità e della loro caratterizzazione, grazie ai preziosi insegnamenti del suo maestro d’accademia, Orazio Costa, che gli ripeteva: non si improvvisa nulla, tutto nasce dallo studio e dall’approfondimento del personaggio, a tavolino, prima di affrontarlo sulla scena. Io ho ereditato da mio padre lo stesso importante approccio di serietà, al lavoro di preparazione e poi di scrittura e di regia, di un film o di una serie televisiva.

Ha curato la regia di vari serial e film tv. Fra i tanti che cosa le hanno dato Un posto tranquillo, Tutti i padri di Maria e una Pallottola nel cuore?

Sono tre progetti televisivi che mi hanno dato molte soddisfazioni, anche in termini di “audience”, permettendomi di lavorare con grandi artisti come, Lino Banfi, Felice Andreasi, Fiorenzo Fiorentini, Lino Toffolo e Gigi Proietti. Con gli ultimi due ho anche fatto un omaggio al regista romano Luigi Magni, caro amico di famiglia, realizzando un “remake” per la tv del suo bel film “In nome del Papa Re”, interpretato da mio padre. Importante, infatti, è stato il legame professionale tra Nino e Luigi Magni, che hanno realizzato insieme diversi film sulla storia di Roma. Ma anche lo stesso Proietti aveva già lavorato con Magni nel film “La Tosca”. Così, nel 2013 abbiamo realizzato insieme a Rai1 una miniserie in due puntate, dal titolo “L’ultimo Papa Re”.

Nel 2017 In arte Nino, il film da lei diretto e realizzato da Rai Fiction, narra la vita di suo padre Nino Manfredi, attore e regista italiano, interpretato da Elio Germano. Ci parli di questa sua esperienza.

La voglia di raccontare il difficile, ma anche divertente, percorso di mio padre, nasce da una chiacchierata fatta nel 2016 con alcuni amici di mio figlio Francesco, che all’epoca aveva 16 anni. Parlando con loro di cinema e tv, mi sono reso conto che nessuno conosceva mio padre. Solo citando il “Geppetto” interpretato da Nino nel Pinocchio di Comencini, alcuni di loro hanno poi collegato un volto al suo nome. Questa è stata la molla che mi ha spinto a fare un film biografico su di lui con la Rai, anche perché Nino appartiene, insieme ad altri grandi artisti del passato, come Sordi, Gassman, Mastroianni, Silvana Mangano, Tognazzi, Anna Magnani, al patrimonio artistico e culturale del nostro Paese. Un patrimonio che il servizio pubblico televisivo ha il dovere di tutelare, trasmettendo i bellissimi film che hanno fatto, ma anche producendo questi film biografici, che possano raccontare ai giovani chi erano e quanta fatica hanno fatto per diventare i grandi artisti che noi adulti conosciamo. La scelta, poi, di affidare il difficile compito di interpretare mio padre a Elio Germano, uno dei più bravi attori della sua generazione, è avvenuta non tanto per la somiglianza, perché Elio è molto diverso da Nino, quanto per la sua straordinaria capacità di calarsi in un personaggio, che tra l’altro ha sempre rappresentato per Germano un riferimento artistico. Guardando i film di Elio, infatti, mi sono reso conto che in lui c’erano molte tracce del DNA artistico di Nino.

Lei ha scritto la sceneggiatura di alcuni episodi della serie Don Matteo. Com’è stato lavorare con Terence Hill?

Io ho partecipato a questa storica serie tv, solo per un episodio, quando era agli inizi. Ma qualche anno fa sono diventato cittadino di Amelia, in Umbria, dove è nato “Terence”, che in realtà si chiama Mario Girotti, e appartiene a una famiglia del posto. Ed è soprattutto questa cosa che mi ha permesso di stabilire un rapporto di amicizia con lui, un uomo che apprezzo molto per la sua genuinità, semplicità e cortesia.

Nel 2020 non poteva mancare l’omaggio al grande Albertone in “Permette? Alberto Sordi”. Cosa l’ha spinto a scrivere questa sceneggiatura?

E’ scattata la stessa molla che mi ha spinto a fare “In arte Nino”. Quest’anno cade il centenario di Alberto Sordi, e un recente sondaggio tra i diciottenni ha rivelato che alla domanda “chi è il nostro Albertone nazionale” quasi tutti i ragazzi hanno risposto “quello dei documentari della Rai”. Così, insieme al mio produttore Sergio Giussani, che ha lavorato a lungo con Sordi, abbiamo deciso di realizzare questo omaggio, per ricordarlo e raccontare ai giovani chi era questo straordinario artista, che attraverso i suoi “quasi” 200 film, ci ha regalato una galleria di personaggi indimenticabili, in un gioco di “tic” e di invenzioni sul loro modo di parlare e di muoversi, come il famosissimo “saltello”, oltre a descrivere la sua incredibile determinazione per diventare un attore, nonostante il complesso per il “faccione” e le numerose porte ricevute in faccia, un po’ come il suo simpatico personaggio “Guglielmo il dentone”. E per questo difficile e ambizioso film, la mia scelta è caduta su Edoardo Pesce, un altro talento emergente del cinema italiano, che condivide con Sordi lo stesso tipo di romanità e di estrazione culturale. E anche Pesce, come Germano con mio padre, ha sempre tenuto Sordi come suo riferimento artistico.

Luca Manfredi cosa sta provando in questo periodo in piena emergenza a causa del Covid – 19?

Inizialmente, ho provato la stessa sensazione di stupore e di smarrimento, che hanno provato tutti. Poi, una volta preso atto del problema, ho capito quanto l’uomo sia responsabile di questa sciagura epidemica, per non aver rispettato la natura, come se fosse il padrone esclusivo del nostro pianeta. Ma dal dramma che ne è scaturito, c’è anche un aspetto positivo su cui dobbiamo riflettere: quanto l’aria di tutto il mondo si sia ripulita, in queste settimane di blocco del traffico e delle industrie. Così, ora cerco di dare il mio piccolo contributo di cittadino responsabile, attenendomi strettamente alle disposizioni di restrizione decise dal nostro Governo. Ma credo e spero che questa drammatica esperienza, cambierà qualcosa nel nostro modo di pensare e di comportarci, in futuro, quando un vaccino ci permetterà di riprendere una vita “normale”; con l’augurio, però, che non torni “tutto come prima”, ma che sia finalmente un maggior rispetto da parte di tutti noi, per il mondo che lasceremo ai nostri figli.

Sta lavorando ad altre sceneggiature? Può anticiparci qualcosa?

Sto lavorando alla scrittura di un paio di progetti, ma scaramanticamente preferisco non anticipare nulla.

Nei suoi prossimi lavori penserà di omaggiare un altro grande personaggio del cinema italiano?

Mi piacerebbe fare un omaggio al grande Totò, raccontando la sua incredibile e interessantissima vita privata, che sicuramente pochi conoscono. Oltretutto, Totò, che ho conosciuto da ragazzino, è morto proprio mentre girava un film con mio padre, “Il padre di famiglia” di Nanni Loy, che poi lo sostituì con Ugo Tognazzi.

di Maria Cuono (Direttore responsabile di Newspage Allinfo.it)

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