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I Premi della XVII EDIZIONE del MAGNA GRAECIA FILM FESTIVAL

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Si è conclusa la diciassettesima edizione del Magna Graecia Film Festival, kermesse cinematografica diretta da Gianvito Casadonte. La Giuria, presieduta da Michele Placido e con il regista Peter Webber, l’attrice e regista Susy Laude e l’attore Antonio Catania, ha decretato i vincitori. 

Miglior Sceneggiatura:  “Dolcissime”, di Francesco Ghiaccio e Marco D’Amore

Motivazione: La giuria assegna a “Dolcissime” il Premio alla Miglior Sceneggiatura per aver raccontato con eleganza, delicatezza e profondità i sacrifici e le difficoltà di accettarci e amarci per quello che siamo, insegnandoci che anche se si è in apnea si deve sempre respirare.

Tre amiche inseparabili e con qualche chilo di troppo, disagiate per la propria forma fisica, trovano un’inattesa occasione di riscatto grazie ad un ricatto alla ragazza più popolare del liceo.

Miglior Attore: Phaim Bhuiyan per “Bangla”

Motivazione: È nata una stella. A soli 23 anni scrive, dirige e mette in scena un personaggio più unico che raro per il nostro panorama cinematografico, capace di mostrarci le seconde generazioni con una carica autoironica degna della grande tradizione della commedia all’italiana. 50% Bangla, 50% Italiano, 100% Cinema di qualità.

Bangla” segue le vicende di un giovane musulmano ventiduenne nato in Italia da genitori bengalesi. Phaim vive ancora con i suoi genitori nel quartiere di Torpignattara a Roma e, mentre cerca di farsi strada con il suo gruppo musicale, lavora come stewart in un museo della capitale.

Miglior Attrice: Ex Aequo – Carlotta Antonelli per “Bangla” e le tre protagoniste di “Dolcissime”: Giulia Barbuto, Margherita De Francisco e Giulia Fiorellino.

Sono particolarmente forti e interessanti i personaggi femminili raccontati nelle opere di questa XVII edizione del festival e per questo motivo la giuria ha deciso di premiare ex aequo due immagini ricche di splendida femminilità.

Carlotta Antonelli per “Bangla”

Motivazione: Ironia, carattere e sensualità è il mix di qualità con cui costruisce il personaggio di Asia, facendo innamorare ed emozionare nello stesso tempo Phaim e tutto il pubblico. Per aver dimostrato con simpatia e tatto che l’unione fra diverse culture è possibile, se alla base c’è un sincero amore.

Le tre protagoniste di “Dolcissime”: Giulia Barbuto, Margherita De Francisco e Giulia Fiorellino

Motivazione:  Per il cuore e il sentimento speso nella loro recitazione. Per il gioco di squadra dimostrato e per il grande coraggio nel mettersi letteralmente a nudo in un’età così fragile. E infine per aver dato luce a una problematica purtroppo ancora attuale che affligge da sempre, e a ogni età, la figura della donna, con l’augurio che sia il primo di una lunga serie di premi.

Miglior Regia “L’Immortale”, di Marco D’Amore

Motivazione: Per aver spinto molto oltre “Gomorra” Ciro, il personaggio che interpreta nella serie, mostrando, attraverso due drammatici spaccati di esistenza, l’infanzia di un ragazzino nella Napoli anni Ottanta e l’esilio nel freddo dell’Est Europa. I toni da tragedia greca si fondono con gli elementi della grande tradizione gangster e noir dando vita a un personaggio profondo, magnetico e indimenticabile.

La pellicola, spin-off/midquel della serie televisiva Gomorra – La serie, riprende il personaggio di Ciro Di Marzio, interpretato nel film e nella serie dallo stesso D’Amore. Le vicende rappresentate si svolgono parallelamente a quelle della quarta stagione di quest’ultima.

Ciro Di Marzio, sopravvissuto al colpo di pistola che l’amico Genny Savastano era stato costretto a sparargli (evento che aveva concluso la terza stagione di Gomorra) essendo il proiettile fermatosi a un centimetro dal cuore, è costretto ad andare via da Napoli e iniziare una nuova vita in Lettonia, a Riga, dove lavora per conto di Don Aniello Pastore al servizio dei clan russi suoi alleati.

Miglior opera prima “A Tor Bella Monaca non piove mai”, di Marco Bocci

Motivazione: La periferia viene raccontata con attenta e sincera umanità, mettendo al centro del racconto la storia di una famiglia per bene in cerca di giustizia, là dove la presenza delle istituzioni sembra essere completamente assente. Una storia d’amore e resistenza diretta con dovizia di particolari e un sapiente, e tal volta geniale, utilizzo della macchina da presa.

Nella periferia romana, un trentenne in cerca di riscatto e fortuna si lascia coinvolgere, insieme al fratello, in una rapina ai danni della mafia cinese. Il destino, però, non è dalla loro parte.

Due le Colonne d’Oro alla Carriera, realizzate dal maestro orafo Michele Affidato, consegnate durante la serata finale del festival, al regista inglese Peter Webber e al regista statunitense Abel Ferrara, che si aggiungono alle Colonne d’Oro per le serie tv, già consegnate nei giorni scorsi, all’attore Ronn Moss e all’attrice di FaudaLaëtitia Eïdo. L’attrice Alessandra Mastronardi ha ricevuto il Premio Vigliaturo.

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