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Giulia Ventisette e la storia di Alice nel paese delle cianfrusaglie

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Il singolo di Giulia Ventisette“Alice (nel paese delle cianfrusaglie)” – musica di Giulia Ventisette e Franco Poggiali –  distribuito dall’etichetta La Stanza Nascosta Records del musicista e produttore toscano Salvatore Papotto arriva dopo la pubblicazione del  singolo “Il lavoro nobilita l’uomo” riconfermando la valenza sociale del canzoniere della cantautrice fiorentina, per la seconda volta consecutiva finalista al Premio Fabrizio De André.

Ancora una volta (dopo “Tutti zitti”- “Premio della Critica” al Limatola Festival”e“Premio Under 35” di “Voci per la libertà-Una canzone per Amnesty”- e “Il lavoro nobilita l’uomo”), Giulia Ventisette accende i riflettori sulle storture dell’universo lavorativo.

Ho voluto descrivere in modo metaforico – spiega Giulia Ventisette – le difficoltà che una donna incontra, ancora oggi, nel 2020, nel trovare una collocazione nel mondo del lavoro e, più in generale, nella società.
Il riferimento, dichiarato, è al celebre romanzo di Lewis Carroll, “Alice nel paese delle meraviglie” che diventa, però, nella mia trasposizione in musica, un paese tutt’altro che fantastico, trasformandosi in una trappola buia che eleva la materialità bieca a valore supremo, sottraendo peso alla sostanza autentica delle cose a favore della fatuità; un regno delle cianfrusaglie, tutto sommato”.

È un paese – prosegue Giulia Ventisette – in cui chi conta è spesso e volentieri rappresentato da una figura di sesso maschile. Da qui la scelta di far interpretare ad un uomo (Niccolò Fallani) perfino la Regina di Cuori; un po’ come nel 1500-1600, quando nelle rappresentazioni teatrali i personaggi femminili erano impersonati da uomini travestiti e truccati…siamo rimasti fermi più o meno a quell’epoca, insomma!”.

Alice, che invece cerca di affermare la sua singolarità, è costretta a scappare, per non restare prigioniera di un sistema che la vuole, metaforicamente parlando, in catene.
Alice (nel paese delle cianfrusaglie), che “non esiste e non parla” e che sta un passo indietro (un po’ come ultimamente dicono che sia giusto stare), rappresenta però anche la promessa di un ritorno, di un ribaltamento dello stato di cose attuale.
La speranza è quella di un futuro nel quale a contare sia la persona, indipendentemente dalle differenze di genere, e a prevalere sia il talento individuale, al di là di raccomandazioni e ideologie tossiche.
Anche se “La morte della Regina non implica sempre la fine del Regno”, è comunque un segno che qualcosa sta cambiando, un punto di partenza.

A metà strada tra impronta acustica della narrazione cantautorale più tradizionale e virata elettronica pop oriented, Alice (nel paese delle cianfrusaglie) si muove tra statuto di realtà e dimensione visionaria, facendosi manifesto del realismo onirico in musica. Un ossimoro solo apparente, che la Ventisette risolve asservendo la proiezione fantastica ad una schietta volontà testimoniale.

REGIA di Stefano Decarli

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